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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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''A Natale, quando i cavalli parlano e ci giudicano...''

VECCHI RACCONTI narrano che la notte di Natale possiamo sentire la voce dei nostri animali perché per pochi minuti attorno alla mezzanotte essi parlano il linguaggio degli uomini…
Fantasie, qualcuno risponderà, tutte storie… e via!,  ci allontaniamo di corsa tra festeggiamenti, regali  e cenoni. ”Tanti auguri”, baci e abbracci e poi riprendiamo il solito andar di fretta senza curarci di nessun’altro che noi stessi.
Questo è un Natale un po’ diverso, l’influenza mi ha colpito in pieno, quindi come cenone un brodo caldo, qualche pastiglia… e poi a letto in compagnia di un bel febbrone… Mi sveglio: mancano 15 minuti alla mezzanotte, accidenti... le pastiglie mi hanno fatto proprio dormire e così non ho fatto il solito giro delle ventitré ai box con l’ultimo fieno! Giubbotto, cappello e stivali e, un po’ barcollando, mi avvio verso i paddocks. Mi fermo un attimo a riprendere fiato, una pioggia forte e incessante ha sciolto ormai tutta la neve caduta nei giorni precedenti, il ruscello in fondo al bosco sta ruggendo… Non so se sono le mie orecchie, ma la sua voce è forte e arrabbiata. Sorrido tra me dicendomi “meno male che erano solo gli animali a farsi capire la notte di Natale!”  Mi riavvio tossendo, certo che la sua voce è forte e chiara e urla tutta la sua rabbia per chi non lo rispetta utilizzandolo come contenitore per il materiale di scarico del bosco. Urla e ruggisce, ma chi volete che lo ascolti a mezzanotte della notte di Natale?
Non bastava la pioggia, ora ci si mette pure il vento, uno strano vento caldo, non il solito gelido soffio invernale… e anche lui ha qualche cosa da dire…”Beh, vi lamentate anche di me,” sibila con voce rauca,  “due giorni fa pensavate di essere tornati all’era glaciale, ridevate di chi parlava di surriscaldamento, ora godetevi un po’ di caldo e guardate cosa succede con una decina di gradi in più in un giorno…” e si allontana soffiando e ridendo.
Trascinando i piedi in ruscelletti di acqua che scendono ovunque dal prato eccomi arrivata ai box.
Per conto mio ne avrei già sentite abbastanza per stasera, ma le due Pony, le ultime arrivate in famiglia, mi stanno guardando in modo strano con i loro occhietti ardenti nascosti sotto gli ispidi ciuffi bagnati. Mi viene la tentazione di chiuderle in un box, ma…”Non ci provare!!!” Mi sfrego gli occhi pensando che la febbre fa brutti scherzi, ma la voce è proprio la loro, è proprio quella che ho sempre pensato che avessero, un po’ stridula e prepotente… Abbassano le piccole e pelose orecchiette che sembrano punte di lancia e mi dicono di sbrigarmi a dar loro la razione di fieno e che non mi passi per la mia bacata testa di umano di rinchiuderle! Loro sono dei Ponies e vanno al riparo solo se lo decidono LORO! Cerco di spiegare a Polly, la più piccola, che l’altro giorno se nevicava ancora un po’ si sarebbe ricoperta completamente e che comunque era ridicolo vederla affiorare a stento dalla neve, ma mi risponde seccata: “Per un cavallo (lei è convinta di essere un cavallo, anzi, puntualizziamo, la pura essenza di un cavallo!) è molto meno dignitoso far affiorare perennemente solo la testa da un box,  fosse anche il più bel box del mondo.”
Paprika, un po’ più gentile (ma sempre interessata), mi fruga nelle tasche brontolando “ma come, non mi hai portato niente di buono. Non sarai anche tu di quei duegambe che pensano di farci un bel regalo portandoci selle e copertine nuove??!!”
La voce forte di Aprilia le risponde: “non ti preoccupare, noi il nostro duegambe lo abbiamo ben educato e sa benissimo quali sono i regali che ci piacciono…”
“Mele, carote e quel bel fieno profumato” risponde con la sua vocetta allegra Vichi che esce dal suo box.
”Stasera mi sembra un po’ in ritardo”, il grande Red sporge il muso e come al solito mi centra in pieno con uno sbruffo potente (quello che di solito riserva ai visitatori in abiti chiari), poi mi guarda come se non fosse successo nulla, mi perquisisce cercando qualche cosa di buono e inizia a gustarsi la sua razione di fieno…”Però, pensandoci, non dovremmo lamentarci del nostro duegambe” aggiunge tra un  boccone e l’altro. Le cinque teste si alzano e incrociano gli sguardi, poi all’unisono: “No, probabilmente no!”
L’ultima parola è quella di Aprilia che, dall’alto della sua posizione di vecchia femmina capobranco, sentenzia: “comunque è sempre meglio tenerli allenati ad ascoltarci, cominciando da quando sono dei piccoli duegambe. Anche perché, come dice un loro proverbio: doma presto e usa tardi!”
Lascio lo strano branco un po’ confusa, ma non dovrei essere io il padrone?
Mi sto allontanando sotto il porticato dei box quando  sento un soffio caldo sulla nuca e, di colpo, via il cappello! “Vichi!”… Il suo giochetto preferito…
“Hei, non ti sarai mica offesa?” Mi sussurra strofinando il naso sulla mia testa,“lo sai che sei il nostro duegambe preferito.” “Bello sforzo” rispondo, “sono anche l’unico che vi sopporta e mi mancava solo di sentirvi parlare per essere sicura che qui comandate voi!”
Vorrei essere più arrabbiata ma proprio non ci riesco, d’altra parte è veramente difficile rimanere seriamente adirati con un cavallo che ti rigira il cappello sulla testa sotto il diluvio, nella notte di Natale, osservati da altri quattro che, sarà anche l’effetto febbre, ma secondo me stanno ridendo…
Percorso tutto il porticato sto per rituffarmi sotto il diluvio quando Vichi, stando ben attenta a non prendere anche solo una goccia d’acqua, mi richiama nuovamente: “a proposito, non penserai che noi parliamo solo la notte di Natale, vero?” “Tranquilla” rispondo, “un antico e saggio popolo dice che anche le rocce parlano a chi sa ascoltarle.”
Vichi socchiude un po’ gli occhi e so che guardandoli, se non mi perdo nel loro strano e inquieto universo, posso entrare nei suoi pensieri sempre, tutte le volte che con il cuore voglio ascoltarla. Sembra quasi che stia ammiccando, poi scuote la testa con un leggero sbruffo e ritorna verso i suoi compagni.
“Buon Natale, Vichi!"