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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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A cavallo...percorrendo le antiche vie!

Dalla notte dei tempi le arterie stradali hanno rappresentato per l’uomo, animale sociale, strumenti irrinunciabili atti a favorire quella pulsione intrinseca che lo ha sempre spinto all’interazione coi consimili, percorsi che hanno favorito l’avvicinarsi tra popoli con culture e storie dissimili tra loro, favorendo, tra l’altro, scambi commerciali che in parte colmavano le carenze di materie assenti da una parte o dall’altra.

Nel corso dei millenni sono nate e si sono sviluppate vie che traversavano – tutt’ora traversano – la Penisola, da est a ovest e da nord a sud. Uno dei periodi più prolifici è stato quello dell’epoca romana, dove gran parte delle principali strade convergevano verso la capitale dell’impero: “Caput Mundi”. In questo processo l’Appennino, terra di crinale che solca la Penisola, ha rappresentato un ruolo significativo di passaggio sino ai nostri giorni.

Proprio queste antiche sedi viarie, in alcuni casi perfettamente conservate e dai selciati che rimandano a tempi lontani, accoglieranno i binomi partecipanti al viaggio d quattro giorni che si terrà in occasione del lungo ponte festivo tra sabato 22 e martedì 25 aprile.

L’iniziativa è promossa dal Gruppo Attacchi VdA – Appennino Modenese, con partenza e rientro finale al maneggio di Sestola, sede dell’Associazione organizzatrice. I punti sosta e tappa identificati sono attrezzati per l’ospitalità di cavalli (box/paddock) e cavalieri (alberghi e agriturismo), mentre un mezzo di appoggio si occuperà del trasporto dei bagagli, materiale di servizio e assistenza logistica.

 

Sabato 22 aprile - Via Romea Nonantolana

La Via Romea, che inizialmente collegava la “bassa” modenese a Roma, successivamente è appartenuta al sistema viario voluto dai monaci benedettini dell’Abazia di Nonantola. Collegava tra loro numerose pievi, monasteri e ospitali come quello della valle presso Fanano, chiamata per questo Ospitale. Questo itinerario si snoda lungo tutto l’Appennino modenese sfiorando le belle pievi antiche, inserite armoniosamente in un paesaggio verde e rigoglioso, e rappresentano uno dei migliori esempi di quell’arte che tanto influenzò l’architettura nel periodo del basso medioevo: il romanico. Il fascino di un’arte autentica, vivace e ricca di fantasia affiora nei fregi e nei pregiati rilievi scolpiti sulla pietra Edifici dalle linee semplici e tuttavia eleganti, realizzati con grandi blocchi simmetrici di pietra arenaria locale, arroccati su poggi rossicci o immersi nella quieta solitudine dei boschi, essi racchiudono i segni di un risveglio artistico e creativo a lungo trattenuto. Attraverso le pievi, sentieri di ciottoli, sterrati o accoltellati, attraversando ponti “diabolici”, respiriamo aria del passato, oggi come allora il nostro amico cavallo ci conduce nella pace di luoghi che diventano rigeneranti.

 

Domenica 23 aprile - Via Bibulca e Ospitali

L’antica Via collegava Modena a Lucca come parte di un itinerario molto più lungo, in particolare iniziava dalla confluenza tra i torrenti Dragone e Dolo e attraversava il paese di San Pellegrino in Alpe, situato sul crinale dell'Appennino tosco-emiliano. L’antica Via era usata già dall’Impero Romano e dopo una lunga guerra, durata circa 20 anni con le popolazioni locali, i Frinati di origine ligure, i romani costruirono una fitta rete di sentieri che potevano ospitare un carro trainato da due buoi, un lusso per l’epoca, infatti, veniva chiamata anche via Imperiale perché il pedaggio costava molto. Il nome proviene dal latino “bi-due” e “bulca-bue”. Alcune fonti riportano che almeno parte dei sentieri siano risalenti al periodo preromano, infatti, gli Etruschi erano stanziati nella zona e praticavano il commercio con le popolazioni locali. Dopo diverse vicissitudini, il periodo più importante fu verso il medioevo, quando, lungo il percorso furono costruiti due ospizi per i viaggiatori, quello di San Geminiano e quello di San Pellegrino. Si racconta che a quest’ultimo ospizio è legata la leggenda del Santo Pellegrino, figlio del re di Scozia che, dopo aver rinunciato alle ricchezze, si trasferì sull’Appennino dove riuscì ad ammansire le fiere che infestavano quella terra inospitale, e a vincere le forze maligne del diavolo. Alla sua morte sia gli Emiliani che i Toscani rivendicarono il diritto di custodirne il corpo, allora fu posto su di un carro a cui furono attaccati due indomiti buoi, uno modenese e uno lucchese. Questi partirono di corsa, per fermarsi esattamente sul confine tra le due provincie (dove oggi sorge la Chiesa del Santo) e nessuno fu in grado di muoverli. L’episodio sembra giustificare la collocazione tra le provincie di Modena e Lucca, esattamente a metà del santuario.

Lunedì 24 aprile - Via Vandelli

La strada fu edificata perché necessaria alla comunità politica e territoriale, alla logistica militare e agli scambi commerciali Fu voluta dal Duca Francesco III d’Este e, originariamente, collegava la città di Modena a Massa. Il Ducato di Modena e Reggio aveva, infatti, l’esigenza politica, tattica, strategica e commerciale di avere un accesso sicuro al mare all’interno dei propri confini. Per questi motivi l’abate ingegnere, geografo e matematico di corte, Domenico Vandelli, fu incaricato di concepire e disegnare un nuovo tracciato stradale che fosse all’avanguardia dei tempi e di dirigere personalmente i lavori. La Via Vandelli fu quindi così denominata proprio in onore del suo ideatore e costruttore.

Oggi una parte del tragitto è inserito nel Parco Regionale del Frignano, è un percorso di sublime bellezza perché impregnato di leggende, vicende storiche culturali e spirituali, ma anche per le evidenze naturalistiche, la varietà dei contesti attraversati, la ricchezza della biodiversità e, infine, il viandante può inebriarsi con panorami mozzafiato che rendono il percorso unico e affascinante. Soprattutto a cavallo!


Martedì 25 aprile - Strada Ducale, Via dei Remi, Vie del Sale…

Già in epoca romana le terre dell’Appennino modenese erano traversate da molteplici strade di valico, alcune più importanti e altre secondarie, dismesse successivamente a causa delle frequenti invasioni barbariche. E’ nel medioevo che queste arterie di comunicazione tornano lentamente a solcare la montagna, acquistando importanza nelle rotte militari, religiose, e commerciali, favorendo quei flussi che dall’Emilia conducevano in varie città della Toscana e a Roma. Oltre la Via Bibulca e la Via Romea Nonantolana, le vicende politiche e militari resero necessaria la creazione di nuove strade come accadde per garantire a Lucca il collegamento con l’Alta Italia, fu realizzata la Strada Ducale o Via della Foce, chiamata anche Via dei Remi, utilizzata per il trasporto del legname, tipicamente reperito nelle faggete di crinale, necessario alla fabbricazione dei remi, un tragitto che collegava l’Alto Appennino Modenese con le terre del Granducato di Toscana. Molte furono le Vie del Sale, finalizzate al trasferimento del prezioso minerale dal mare alle terre che ne erano sprovviste, materia di primaria importanza per la sopravvivenza, per la quale sono scaturite purtroppo anche molte battaglie.