1930, San Siro impazzisce per Gonella e Marcello

SABATO 21 FEBBRAIO si disputerà sulla pista di San Siro l’ottantesima edizione del Premio Encat. L’attuale denominazione, in realtà, aggiunge “Memorial  Fausto Branchini” in ricordo di quella figura storica del trotto italiano che fu driver, allenatore e proprietario di grande successo e di larghe vedute.
Il Premio Encat  (ovvero Ente Nazionale Corse al Trotto) ha avuto origine nel 1930 con la denominazione Premio dell’Unione Ippica Italiana, l’allora Ente supremo che sovraintendeva alle corse al trotto in Italia (l’Encat doveva nascere due anni più tardi).
Nel 1930 il Premio Unione Ippica Italiana si corse il 2 febbraio in una inaspettata giornata di sole, dopo un inverno di neve e freddo che aveva reso assai difficoltoso il regolare svolgersi delle corse sulla pista di San Siro. In palio vi erano una coppa d’oro e 50.000 lire. Alla partenza 9 cavalli, dai 4 ai 7 anni, di proprietà delle maggiori scuderie italiane. Tra di essi, il favorito, Marcello di proprietà dell’allevamento Stadium di Alfonso Gonella che ne era anche il guidatore.
Marcello era reduce da due annate portentose. Vincitore di tutte le classiche dei due e tre anni, aveva disputato 28 corse, vincendone 25 e piazzandosi nelle rimanenti tre. Era senza dubbio il migliore della sua generazione. L’unica amarezza che era rimasta al suo proprietario e guidatore era quella di non essere riuscito a vincere il Derby per un errore di tattica da imputare totalmente al suo eccessivo impeto che lo aveva spinto a correre sempre in terza e quarta ruota. Gonella aveva imparato, a caro prezzo, a contenere il proprio entusiasmo e la propria emotività. D’altronde lui i cavalli li vedeva nascere come allevatore, ne seguiva l’addestramento come proprietario, li guidava in corsa: ne era totalmente preso.
Il 2 febbraio 1930, dopo una partenza ritardata da infinite difficoltà di allineamento, si portò subito in testa Giaur, il sette anni della scuderia Gambi . Ad andatura sostenuta il gruppo si mantenne compatto fino all’ultima curva. Fu allora che Farnese, guidato da Romolo Ossani, emerse perentoriamente dal centro del plotone. Gonella attese trepidante - sapeva in cuor suo di poter vincere. Nelle mani sentì la solidità e la serenità del suo cavallo.
Niente strattoni, un contatto forte e continuo, un cavallo a cui bastava chiedere di andare. Arrivò così all’uscita dell’ultima curva, inquadrò il rettilineo finale, poi chiese al baio figlio di Binland di allungare l’andatura, mentre Farnese pagava lo spunto mal calibrato: fermo sulle gambe a cento metri dall’arrivo. Marcello e Alfonso Gonella furono accolti, primi al traguardo, da un tripudio di folla.
Era, quella del 1930 e, più in generale, quella del ventennio fascista, un’ippica nazionale che aveva molti spunti vitali, dovuti anche all’importanza data dal regime allo sport, alla competizione come sistema progressivo, alla vittoria in campo internazionale come dimostrazione di superiorità. Furono costruiti, in quegli anni, nuovi ippodromi, sostenute le importazioni di cavalli, finanziati cospicui premi per corse che davano modo ai nostri allevatori e proprietari di confrontarsi con l’estero e verificare la validità delle proprie scelte allevatoriali.
Il Premio Unione Ippica Italiana fu ideato per dar modo ai migliori trottatori nostrani di competere in patriaprima di affrontare prove internazionali in suolo italiano (il Gran Premio d’ Europa, nato nel 1928, fu anch’esso “figlio” del regime fascista) e all’estero (in special modo in Francia). Basta scorrere l’albo d’oro del Premio Encat per comprendere quanto fosse stata una scelta davvero funzionale quella di inserire una corsa di tale livello ad inizio anno.
Tra i vincitori, infatti, troviamo cavalli di livello eccelso come Jago Clyde, Ciclopico, Mistero, Giaur da Brivio, Crevalcore, Tornese, Top Hanover, Freddy, Lemon Dra, Mint di Jesolo, Record Ok, Sec Mo, per non dimenticare Varenne – primo per tre anni consecutivi nel 2000, 2001 e 2002 - e il vincitore dell’ultima edizione: Giuseppe Bi con in sulky un inappuntabile Jean-Michel Bazire

 

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19/02/2009 | Storia Paola Rivolta
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