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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Amarcord... Breda e Grassetto, due geni a Padova

E’ IL PRIMO MAGGIO 1962. La festività nazionale vede in attività numerosi ippodromi italiani: Milano, Bologna, Montecatini, Firenze, Roma, Napoli, Palermo. Ma è Padova ad essere al centro dell’attenzione dei media. Vi si inaugura il nuovo ippodromo voluto da Ivone Grassetto. L’ingegner Grassetto è un attivissimo industriale padovano ed è anche il titolare della Scuderia Sandra che tanti campioni annovererà tra i suoi trottatori – Newstar, Quick Song, Icare IV, Bordo, Mikori di Jesolo…. Il nuovo ippodromo è nato dal desiderio dell’ingegner Grassetto di avere un proprio impianto tecnicamente all’altezza del trotto che lui sogna e concretamente persegue. La sua scelta di ristrutturare il già esistente ippodromo di Ponte di Brenta, invece di costruirne uno nuovo, nasce dalla difficoltà di troncare con le antiche radici della storia ippica della sua città e dalla consapevolezza che quella pista ha indiscusse qualità tecniche. Sull’anello di Ponte di Brenta, infatti, Mistero ha ottenuto, nel 1948, il record italiano di 1.18.8; Fiames, nel 1954, l’1.19.2 che è stato primato assoluto dei tre anni; Guiglia, nel 1960, il record europeo dei tre anni e la miglior prestazione per una femmina indigena, fermando il cronometro sull’1.16.7.
La storia di quella magica pista ha avuto inizio nel 1901 per merito di Vincenzo Stefano Breda, industriale dell’acciaio e colto e intraprendente allevatore di trottatori. Il senatore Breda ha voluto quell’impianto a completamento della splendida azienda allevatoria che aveva istituito nel 1875 a Camazzole. Primo ad importare cavalli dagli Stati Uniti – tra di essi il leggendario Elwood Medium – e dalla Russia, il senatore è stato un attento studioso e sperimentatore di una selezione genetica che ha teorizzato sapientemente nei cataloghi della sua razza. E’ stato, inoltre, un vero mecenate dell’ippica italiana. Breda ha costruito la pista di Ponte di Brenta, l’ha donata alla città di Padova e ne ha finanziato le corse che vi si disputavano.
Ivone Grassetto ha la stessa tempra, le stesse capacità imprenditoriali.
Il Primo Maggio 1962, in omaggio al suo predecessore, Grassetto fa issare sul pennone più alto una bandiera con i colori della scuderia Breda. In tribuna d’onore vi sono tutte le autorità ippiche e non: il prefetto di Padova dottor Longo; il commissario Unire, avvocato Pediconi; il sindaco,Crescente; il conte Papafava, presidente della Rai; il commendator Di Stefano commissario dell'Encat; il cavaliere del lavoro Renzo Orlandi; l'avvocato Pellizzari presidente della Fondazione Breda; il conte Orsino Orsi Mangelli; l'avvocato Di Capua e così via. Il pubblico è numerosissimo; l’intera città rivive il meritato orgoglio di vedere per la seconda volta un suo eminente cittadino dare concreto spazio ad una tradizione allevatoria e ippica che è parte della sua storia.
La corsa di centro è il Gran Premio “Le Padovanelle”, dal nome dell’antico veicolo da corsa, pesante e intarsiato trono a due ruote, che in queste terre ha avuto origine e che dà il nome anche alla società che gestisce l’ippodromo.
In pista, il “sauro volante”, l’orgoglio dell’ippica nazionale: Tornese. Tornese ha dieci anni. Dovrà, per regolamento, smettere di correre il 31 dicembre di quell’anno. La sua annata 1962 è iniziata a Milano il 21 gennaio, con la vittoria del Premio Encat. A Ponte di Brenta è alla sesta uscita annuale. I suoi avversari sono degni esponenti del trotto italiano ed estero: il nove anni Crevalcore tradizionale e acerrimo rivale del sauro; Quick Song giovane astro americano; la mangelliana Elise Hanover d’origine statunitense come lo sono Brogue Hanover e Firestar; e il francese Negrier. Dopo una partenza dettata dal ritmo di Elise Hanover, seguita da Crevalcore, il “sauro volante” prende la testa. Nemmeno l’attacco dell’ottimo Quick Song lo impensierisce. All’ultima curva con una semplicità disarmante, con una classe impareggiabile, Tornese stacca gli avversari e va a vincere.
E’ Tornese, quel Primo Maggio, ad illuminare, con il suo allungo entusiasmante, l’immacolata pista delle Padovanelle, mettendosi alle spalle i rivali e l’immensa stanchezza dovuta ad una esasperante carriera di corse.
E’ Tornese a dare memoria indelebile a quel Primo Maggio 1962: “VARO TRIONFALE: TORNESE (18.2)”, titoleranno i giornali.